APAB Conferenza Formazione Educazione
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PROGRAMMA DEL CONVEGNO 23 novembre 2007 Conferenza “Formazione Educazione” ore 10.30 – 13.00
Dibattito
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L’APAB, agenzia formativa regionale, promuove una conferenza di lavoro con gli attori chiave nel settore della formazione professionale, che si svolgerà a Pratolino, Firenze, venerdì 23 novembre. All'evento parteciperanno, tra gli altri, l'Assessore alla Formazione professionale della Provincia di Firenze Elisa Simoni, il Presidente del Consiglio Provinciale Massimo Mattei, l'Assessore all'Istruzione del Comune di Firenze Daniela Lastri. L'incontro fa parte delle attività che per quattro giorni animeranno il XXVI Convegno Internazionale di studi organizzato dall'APAB, Associazione per l'Agricoltura Biodinamica, per commemorare il 60° anno dalla sua fondazione e si svolge grazie al generoso sostegno della Regione Toscana e della Fondazione Cariplo, col patrocinio della Presidente della Regione. Il Comitato dei saggi del Convegno, con la presenza del rettore dell'Università degli Studi di Firenze Augusto Marinelli, dell’Assessore all'istruzione, alla formazione ed al lavoro Gianfranco Simoncini, riunisce amministratori, esperti e docenti universitari di primo piano. Determinante è l'impegno dell'Assessore regionale Susanna Cenni che, coi suoi funzionari, ha collaborato alla realizzazione della quattro giorni fiorentina. Alla Conferenza sono invitate le agenzie formative, le scuole, i funzionari e gli esperti del settore. Sarà l'occasione preziosa per dibattere e anticipare le mutazioni di un periodo caldo e di grandi trasformazioni per la formazione e l'istruzione. L'APAB crea lo spazio per questa agorà coerentemente con la propria tradizione e nella direzione di un impegno per l'alta qualità della formazione, che ha assicurato alla nostra regione qualificati interventi formativi. L'azione di questa organizzazione comincia del resto già all'inizio del secolo scorso quando il suo fondatore, Rudolf Steiner, giunse in Italia con in cuore una grande operazione culturale, quella di riunire il sapere filosofico e umanistico con quello tecnologico e scientifico. L'incontro e la collaborazione nata con Benedetto Croce produssero l'apertura dell'Editrice Laterza al fondatore della Biodinamica e la pubblicazione delle sue opere principali in Italia, a partire dal 1919. Ma intorno a questo sodalizio gravitavano altre fondamentali questioni che restano ancora oggi realtà condizionanti della nostra cultura e della nostra istruzione. Steiner aveva dato avvio a un movimento per il rinnovamento della pedagogia e riuniva in se stesso la cultura scientifica maturata con una solida formazione nel politecnico tedesco e i profondi studi letterari e filosofici grazie ai quali aveva potuto a curare un'importante sezione delle opere di Goethe per l'edizione nazionale. In quegli anni invece la separazione tra cultura umanistica e scientifica si stava per compiere in modo definitivo nel nostro paese. Il “partito” dei filosofi, Croce e Gentile in testa, credendo necessario distanziare i due saperi, segnarono una demarcazione che si manifesterà pesantemente con la riforma gentiliana della scuola italiana. Il tentativo unificante di Steiner restò in buona sostanza irrealizzato, mentre una scienza senza fondamenti filosofici e senza storia divenne il dato costitutivo della nostra accademia e della nostra scuola. Le scuole steineriane, le scuole di biodinamica, continuarono però la propria strada testimoniando il sogno unificatore dei saperi, sostenendo la cultura scientifica e contribuendo al suo rinnovamento, prefigurando, in ultima analisi, le basi stesse per una mutazione di paradigma nella ricerca e nella formazione. Va ricordato che nel tempo la realtà toscana e quella fiorentina avevano saputo coltivare una tradizione di sapere tecnologico e scientifico che coesisteva col sapere umanistico e filosofico. Sulla linea della rivoluzione galileiana si erano compiute via via scelte rimarchevoli quali la fondazione dell'Istituto Tecnico Toscano, importante anticipazione dei politecnici e che avrebbe contribuito con altri a fare di Firenze un importante polo tecnologico. Non va dimenticato, infatti, che la Toscana è sì terra di grandi umanisti e artisti, ma contemporaneamente luogo di una solida tradizione scientifica e tecnologica. Questo dato dovrebbe essere consapevolmente presente alla nostra coscienza per divenire una carta decisiva nella salvaguardia delle sorti della regione. Questa tradizione, sostenuta negli anni con alterne sollecitudini, ha trovato esiti di eccellenza nelle realtà formative del panorama fiorentino, dove insistono scuole di formazione di grande rilievo e dove non a caso la stessa APAB costituise il più importante esempio di scuola rispetto alla biodinamica italiana, con corsi di agricoltura, alimentazione, estetica, turismo. Il patrimonio di saperi e competenze espressi dagli istituti formativi, che hanno assicurato negli anni la formazione di centinaia di giovani dovrebbe, probabilmente, diventare oggetto di tutela, ma anche motivo di orgoglio della Toscana, dovrebbe essere considerato patrimonio comune. Esso è costitutivo di una tradizione culturale, rende possibile l'inserimento lavorativo di giovani dispersi dal sistema scolastico e assicura la presenza dei professionisti e delle maestranze di eccellenza che fanno grande un territorio. Del resto la centralità del modello scolastico di formazione dovrebbe pur lasciare aperti spazi di realizzazione per modelli formativi alternativi, almeno in misura delle esigenze dei destinatari della formazione, in modo tale che ciascuno trovi un ambito più consono alla propria sensibilità di allievo. Già Ivan Illich aveva invocato la necessità di “descolarizzare la società”, ossia di impedire che le valutazioni, le gerarchie, le stesse realizzazioni dei personali talenti in una società vengano condotti solo sul modello dei pacchetti formativi scolastici. Un modello unico favorisce gli allievi più vicini a quel sistema, per sensibilità, possibilità, censo e sfavorisce chi ha altre intelligenze e abilità, fa soccombere ed esclude il diverso. Occorre dunque preservare lo spazio per linee alternative di apprendimento, con modalità e sensibilità aperte, lasciare vivi gli spazi per la realizzazione dei talenti, anche per chi dalla scuola è escluso e nella scuola è stato perdente e che invece trova modo di realizzare negli istituti di formazione le proprie qualità, di valere qualcosa nel proprio tempo. Il dialogo tra istruzione, formazione, università e mondo del lavoro potrà portare a costituire una rete di collaborazioni e a fare sistema. Le scelte da compiere nei prossimi tempi sono dunque di alto valore sociale. La Toscana può tutelare e rafforzare il proprio patrimonio, come anche dissiparlo e cancellarlo per i prossimi anni. È stato del resto un ritmo di alternanza tra contrazione ed espansione dei saperi che ha contraddistinto negli anni le politiche di decadenza dalle grandi riforme illuminate della storia della nostra regione, per la quale ricordiamo ancora oggi i governi che si sono succeduti nei secoli, come dissipatori o edificatori. Vedremo certo nei prossimi tempi come sceglierà di essere ricordata la nostra epoca. Intanto l'appuntamento è a venerdì 23 novembre alla Conferenza Formazione Educazione. |
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